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Articoli in Ordine Cronologico

  • 2014- La Nazione - Giovanni Faccenda

    ALFONSO BORGHI VIAGGIO VERSO L'IGNOTO IN ABITO INFORMALE
     

     
    AI PRIMI di agosto, nella suggesstiva sede di Palazzo Medici Riccardi a Firenze, sarà un'importante mostra di Alfonso Borghi (Campegine di Reggio Emilia, 1944), il più valoroso pittore informale dell'attuale panorama italiano.Accompagnata da un lussuoso catalogo della Editoriale Giorgio Mondadori, l'esposizione ordinerà una serie di dipinti inediti del maestro, tutti realizzati nella sua stagione creativa più recente.
    Borghi, al solito, è ciò che dipinge: racconta infatti di sé nei floridi impasti, servendosi di cromie irrobustite dal tumultuoso Mavvento della materia.
    Ove i moduli compositivi sembravano talvolta sfaldarsi, ecco al contrario sorgere un'identità pittorica riconoscibile all'istante fra altre mille, perchè altro è il respiro, altra è la valenza e la fisionomia di un architettura espressiva a tal punto caratterizzante.

    Non esiste compiacimento o sterile gratificazione data dal fare: la pittura, per Borghi, è un viaggio infinito verso l'ignoto.
    In questo tragitto intervengono pretese ed esasperazioni che albergano solo negli artisti veri: l'insoddisfazione, costante, è premessa fondamentale per conquistare ogni volta apici copiscui.
    Quello che tuttavia maggiormente colpisce, in un'opera ricca di così ricercate complicazioni, è la purezza di una vena lirica che insiste in opposte direzioni: sofferenze e letizia balenano e tramontano entrambe rapidamente; fra i colori che ansimano, ecco il richiamo, lontano,a una dolente riflessione di Thomas Adams: <<Nessuno arriva in Paradiso con gli occhi asciutti>>.
    Se qualcosa, ancora, potessimo aggiungere, vorremmo in ultimo menzionare l'emblematica vicinanza – verrebbe di dire la pressante corrispondenza – che un simile lavoro ha con il nostro sempre più imperscrutabile quotidiano.
    Abituata a indagare nell'ombra, la pittura di Borghi diventa altresì luce: nelle tenebre dell'umanità, un appiglio insperato per chi non ha smesso di credere nel trionfo dei valori.


    Giovanni Faccenda
    La Nazione -  5-07-2014

  • 2010 - Gazzetta di Reggio

    (2010)  Gazzetta di Reggio
     
     
    ARTICOLO GAZZETTA DI REGGIO
     

     
    E' un momento magico questo, questo, per l'artista reggiano di fama internazionale Alfonso Borghi.
    Mentre è stata prorogata, proprio per il successo di pubblico ottenuto, la sua personale allestita nell'agenzia delle Assicurazioni Generali in via Pansa, ieri pomeriggio allo Spazio Gerra si è inaugurata alla presenza delle autorità ma anche di tanti cittadini incuriositi dall'evento ma soprattutto affezionati cultori dell'arte di Borghi, la sua nuova mostra assolutamente particolare anche perché benefica e nata sotto il segno della solidarietà.

    Alfonso Borghi è un pittore di formazione assai variegata; parte infatti dal cubismo parigino, si avvicina all'espressionismo figurativo morandiano, successivamente intorno agli anni Ottanta attraversa un periodo surrealista, nel decennio successivo si muove all'insegna di un astrattismo di impronta futurista, per giungere oggi a una sua particolare sintesi artistica dominata dal colore e dalla forma.
    Dalla critica Alfonso Borghi è definito artista neo-informale, cioè un artista che trova nell'informale chiave espressiva.
    La sua mostra inaugurata ieri allo spazio Spazio Gerra, <Da un viaggio è nata una scuola in Etiopia; da una mostra nascerà un poliambulatorio>, si segnala per il particolare materiale naturale con cui l'artista realizza la sua opera; esaltando in questo modo la forza del colore e l'energia della sua pennellata.

    Questo materiale è stato individuato da Borghi nelle missioni del Gaom, e per questo all'inaugurazione sono presenti l'artista e alcuni volontari del Gruppo Amici Ospedali Missionari, associazione di volontariato sorta nel 1984, che opera nel sud del mondo, e sopratutto tra la popolazione bisognosa dell'Etiopia.
    Nata inizialmente con scopi medici, l'associazione si occupa anche di problemi strutturali e di tutte le particolari esigenze proprie di una missione.
    La mostra <Da un viaggio è nata una scuola in Etiopia; da una mostra nascerà un poliambulatorio> nasce da un'idea di Gianni Iotti ed è realizzata in collaborazione con l'Assessorato Cultura e Università del Comune di Reggio e ha il sostegno della Banca Popolare dell'Emilia Romagna e di Gaom.


    Gazzetta di Reggio -  10-01-2010

  • 2009 - Settembre è il Mese Fortunato di Alfonso Borghi - Stefano Antichi

    SETTEMBRE È IL MESE FORTUNATO DI ALFONSO BORGHI
     

     
    E' un momento magico questo, questo, per l'artista reggiano di fama internazionale Alfonso Borghi. Mentre è stata prorogata, proprio per il successo di pubblico ottenuto, la sua personale allestita nell'agenzia delle Assicurazioni Generali in via Pansa, ieri pomeriggio allo Spazio Gerra si è inaugurata alla presenza delle autorità ma anche di tanti cittadini incuriositi dall'evento ma soprattutto affezionati cultori dell'arte di Borghi, la sua nuova mostra assolutamente particolare anche perché benefica e nata sotto il segno della solidarietà.

    Alfonso Borghi è un pittore di formazione assai variegata; parte infatti dal cubismo parigino, si avvicina all'espressionismo figurativo morandiano, successivamente intorno agli anni Ottanta attraversa un periodo surrealista, nel decennio successivo si muove all'insegna di un astrattismo di impronta futurista, per giungere oggi a una sua particolare sintesi artistica dominata dal colore e dalla forma.
    Dalla critica Alfonso Borghi è definito artista neo-informale, cioè un artista che trova nell'informale chiave espressiva.
    La sua mostra inaugurata ieri allo spazio Spazio Gerra, <Da un viaggio è nata una scuola in Etiopia; da una mostra nascerà un poliambulatorio>, si segnala per il particolare materiale naturale con cui l'artista realizza la sua opera; esaltando in questo modo la forza del colore e l'energia della sua pennellata.

    Questo materiale è stato individuato da Borghi nelle missioni del Gaom, e per questo all'inaugurazione sono presenti l'artista e alcuni volontari del Gruppo Amici Ospedali Missionari, associazione di volontariato sorta nel 1984, che opera nel sud del mondo, e sopratutto tra la popolazione bisognosa dell'Etiopia.
    Nata inizialmente con scopi medici, l'associazione si occupa anche di problemi strutturali e di tutte le particolari esigenze proprie di una missione.
    La mostra <Da un viaggio è nata una scuola in Etiopia; da una mostra nascerà un poliambulatorio> nasce da un'idea di Gianni Iotti ed è realizzata in collaborazione con l'Assessorato Cultura e Università del Comune di Reggio e ha il sostegno della Banca Popolare dell'Emilia Romagna e di Gaom.
    Stefano Antichi
    10-01-2009

  • 2008 - Gazzetta di Parma

    (2008)  Gazzetta di Parma
     
     
    I COLORI DI BORGHI SUI BIGLIETTI DELLA LOTTERIA ITALIA
     

     
    La fortuna viaggia sulle ali dei colori. Colori che hanno molto a che vedere con la nostra città. Sui biglietti della lotteria Italia – cinque i milioni in palio – quest'anno è stato stampato un quadro eseguito da una mano che molti parmigiani conoscono, quella del maestro Alfonso Borghi.
    La tradizione di scegliere opere d'arte per lo sfondo dei biglietti dura da parecchi anni, ma è la prima volta che tocca a un pittore di “casa nostra”. “La stanza del vescovo”, un metro per uno, olio e tecnica mista su tela, è stata scelta tra decine di altri artisti di calibro internazionale per rappresentare la lotteria nazionale più importante per il ministero delle Finanze. La tela firmata dal maestro reggiano, parmigiano d'adozione, entrerà nelle case di milioni di italiani che ogni anno sfidano la fortuna, incrociando le dita al momento dell'estrazione del 6 gennaio, durante l'ultima puntata della trasmissione di Raffaella Carrà.
    Il quadro ha fatto il suo debutto negli spot della trasmissione “Carramba che fortuna”, alle spalle della popolare conduttrice alcune settimane fra. Ora i colori di Borghi campeggiano sui biglietti della lotteria, che si trovano in ogni tabaccheria, nelle ricevitorie del Lotto e in edicola.
    Su uno sfondo ocra, le spatolate blu e rosse squarciano la superficie del quadro creando quei contrasti che hanno conquistato in tanti anni di carriera collezionisti ed esperti non solo tra Parma e Reggio ma in tutt'Europa e in tutto il mondo.
    “La stanza del vescovo” fa parte di una serie di lavori sulle grandi dimensioni cui Borghi si sta dedicando in questo periodo. Ora il quadro andrà ad arricchire la collezione di arte contemporanea del Monopolio dello Stato del ministero delle Finanze, tra maestri di fama mondiale come Alberto Burri e Enrico Baj.
    Gazzetta di Parma -  28-10-2008

  • 2007 - Il Sole 24 Ore

    ALFONSO BORGHI, UNA PITTURA CHE TURBA, SORPRENDE, EMOZIONA ED INCANTA
     

     
    Borghi, il genio del neo-informale che non tralascia l'ordine spaziale e l'immagine figurativa.
    Reduce dai successi di Francoforte Alfonso Borghi, in questi giorni, espone in Belgio ed in Francia, esattamente a Gent e Strasburgo, presentando opere ad olio su tela. Secondo Vittorio Sgarbi, Borghi è un artista neo-informale “dentro e fuori dalla propria epoca” è per il critico Sandro Parmiggiani – direttore del Museo Magnani di Reggio Emilia – questo artista usa l'informale, ma “non recide del tutto i legami con l'ordine spaziale e con l'immagine figurativa”. Diciamo noi basta osservare il dipinto intitolato “Innocenzo X” per renderci conto che i connotati figurativi non sono scomparsi, ma riappaiono sotto forma di segno pittorico in funzione espressiva, ottenendo la definizione della forma per mezzo di chiazze cromatiche e macchie di colore che vivono di vita autonoma. Talvolta le chiazze di colore sono estese, oscure o luminose e, stagliate sul fondo del dipinto, sembrano fatte di materiale interstellare che assorbe e dilata la luce. Borghi, Pone l'accento Giuseppe Amadei ha ripreso la pittura a campi di colore: è una pittura che turba, sorprende ed incanta, al punto che, dopo aver osservato intensamente un suo dipinto, c'è bisogno di una pausa, cioè di uno di quei silenzi necessari a trattenere le emozioni. In tutte le sue opere, spiega Giuseppe Amadei, ma soprattutto in queste, c'è una evidente predilezione ed un vivido gusto per i valori materici e cromatici. I suoi dipinti hanno una saldezza spaziale particolare e mostrano una piena funzione delle masse colorate con li masse luminose. La materia usata serve a rendere più sensibile e trasparente il colore ed il segno non è angoloso, né tormentato mentre la frattura cristallina della linea serve a situare le forme nello spazio ed a suggerire una tensione permanente. Le immagini di Borghi non descrivono mai la realtà ma una delle molteplici interpretazioni possibili della realtà, la quale è un mistero nascosto dietro ogni pennellata. La ragione essenziale della pittura di Borghi, conclude Amadei, va ricercata anche nella tradizione, ma in logico evolversi delle forme, attraverso il tempo. Nei suoi dipinti ogni colore si estende e si adagia negli altri colori e quasi sembra scivolare fuori dai quadri, dove i colori si espandono liberamente sulla superficie pittorica come una lenta sovrapposizione di strati cromatici diversi che fluttano l'uno sull'altro. In questi quadri Borghi ha liberato tutta la forza del colore della materia. I colori di Borghi urlano, come lui quando dipinge; la via quotidiana irrompe nei suoi dipinti, la vivezza del colore soppianta il rigore del disegno e della forma e, dal punto di vista artistico, ciascuno do noi può avere una esperienza interessante ed immutabile moderna nell'ammirare e godere questi suoi dipinti.


    Il Sole 24 Ore -  01-01-2007

  • 2006 - La Voce di Mantova - Ugo Boni

    LA PICCOLA ATENA DI ALFONSO BORGHI TRA RITO E MITO
     

     
    Ultima occasione per ammirare l'opera del pittore Alfonso Borghi (nato a Campegine, in provincia di Reggio Emilia, nel 1944), che alla Piccola Atene dei Gonzaga ha dedicato alcune delle sue ultime creazioni.
    L'esposizione,curata da Vittorio Sgarbi e allestita nella straordinaria cornice di palazzo Ducale, s'intitola infatti “Sabbioneta rivive un rito antico” e chiuderà i battenti stasera.
    La mostra si inserisce in un circuito internazionale che ha visto il pittore proiettato sul fondale del Gran Palais di Parigi poco più di due mesi fa; attualmente, in contemporanea con Sabbioneta, Borghi è presente a Monaco, in attesa delle mostre che si terranno nei prossimi mesi a Vienna e a Modena.
    Le opere sono variamente ispirate alla città e alla storia dei suoi protagonisti, in primis il duca Vespasiano Gonzaga: si passa così dalla Battaglia di Parma contro Ottavio Farnese all'assedio di Vicovaro contro Paolo IV, dai cardinali Ercole e Pirro Gonzaga alla Colonna a Pallade, in un dialogo serrato con gli splendidi soffitti del Palazzo, essi stessi fonte di ispirazione insieme alla sale di Palazzo Giardino, alle porte e alle strade del centro storico. Un vero e proprio ciclo, in cui Borghi libera la propria immaginazione, riuscendo perfino “provocatorio nell'accostare liricamente le vicende della famiglia Gonzaga a dipinti che nulla concedono alla figurazione e alla narrazione”.
    <Il massimo pregio di Borghi - spiega Sgarbi – è quello di riuscire a recuperare certe esperienze storiche abbondantemente consolidate, affrontate come una specie di Candide che espolra un nuovo mondo espressivo, confidando in una visione ottimistica dell'arte, come se nessuno lo avesse visto prima, come se ci fosse ancora tutto da scoprire. Sta proprio qui la condizione speciale del Neo-Informale di Borghi, in qull'essere allo stesso modo dentro e fuori dalla propria epoca>.


    Ugo Boni
    La Voce di Mantova -  15-07-2006

  • 2005 - Gazzetta di Parma - Marinella Paderni

     'LA GIUSTIZIA GIUSTA' DI BORGHI A MILANO
     

     
    ...Tramutare il suono in colore, la composizione musicale in composizione pittorica, fondere insieme musica e pittura per arrivare a creare un'opera totale, una magica sinestesia per gli occhi, per le orecchie, per tutto il nostro corpo. Afonso Borghi ci è riuscito. La sua nuova mostra 'Alfonso Borghi-Giuseppe Verdi'.

    I colori della musica, allestita nella cornice della ex-chiesa di San Ludovico a Parma, celebra il genio verdiano con la creazione di un'opera nell'opera.

    Il nostro artista ha dato una forma compiuta alle emozioni che le opere di Verdi - con i suoi temi, le sue arie e il suo pathos - rendono uniche, eterne...


    Marinella Paderni
    Gazzetta di Parma -  11-10-2005

  • 2004 - Corriere della Sera - Ermanno Krumm

    LE TELE “SCOLPITE” CON SABBIA E RESINE DI ALFONSO BORGHI
     

     
    Alla galleria San Carlo, 46 opere dell'artista emiliano dedicate al poeta John Milton.
    Che rapporto c'è fra parola e immagine? Una relazione strettissima o un'assoluta indifferenza? Senza riattraversare l'intera storia dell'arte, per rispondere bisogna almeno ricordare quando le grandi religioni si sono chieste se Dio può essere rappresentato o no.
    Per i cristiani la risposta è stata positiva. Negativa, invece per arabi ed ebrei. La questione, anche se in termini diversi (al posto di Dio c'era ormai il mondo), ma con lo stesso esito negativo, si è riproposta nel '900 con le avanguardie, l'Astrazione e l'Informale. E si ritrova, per esempio, nel lavoro di un artista emiliano nato nel 1944, che ha riflettuto a lungo su questi temi a partire dagli anni '70.
    Dopo un fertile periodo di studio delle forme naturali, Alfonso Borghi ha voltato le spalle a qualsiasi riferimento esplicito al modo per immergersi in una massa densa di colore. Ha scolpito la tela con spessori stratificati di sabbie e resine alti diversi centimetri. E per non andare completamente alla deriva nella pura materia, ha cercato un punto d'appoggio nella parola dei poeti.
    Ma senza preoccuparsi di creare dei nessi particolari fra i versi usati come titoli e le opere: “Quasi u mantello d'acqua profonda e tenebrosa” designa solo una tela con molto blu, del bianco e del rosso.
    Mentre, “Avere il frontale adornato di diamanti e d'oro” fa da titolo a un mattone scalfito da neri e marroni.
    Comunque, le 46 tele, a tecnica mista, in mostra, sono dedicate al grande poeta seicentesco inglese, John Milton. In tali lavori, liberamente sbozzati e intensamente colorati, Borghi non intende, certo, né illustrare né, tantomeno, sviluppare un tema, un'idea. Ma lascia semplicemente riaffiorare la musica e le pagine amate come un ricordo, una suggestione improvvisa


    Ermanno Krumm
    Corriere della Sera -  22-05-2004

  • 2002 - L'Avvenire - Domenico Montalto

    LA POESIA SI FA PITTURA
     

     
    Esposto alla galleria “San Carlo” di Milano un recent ciclo di dipinti di Alfonso Borghi ispirati ai versi di Eliot. Una morfologia di segni e di colori dalla rara bellezza.
    La gialla nebbia che struscia il suo dorso sui vetri / il fumo giallo che struscia il suo muso sui vetri / con la sua lingua leccò gli estremi della sera, / sostò sopra le pozze stagnanti delle fogne, / si lasciò piovere addosso la fuliggine dei camini / scivolò sulla terrazza e improvviso spiccò un balzo / e vedendo ch'era una bella sera di ottobre / si arricciò intorno alla casa, e cadde assopito”. Non so se il pittore Alfonso Borghi, nelle sue meditazioni in quel di Parma, abbia letto anche questi versi del Canto d'amore di Prufrock di Thomas Stearns Eliot (qui nella bella restituzione di Gianmario Lucini) per proporci questo suo nuovo ciclo di splendide tele ispirate ai versi d'un poeta.

    Fatto sta che, dopo le mostre dedicate alla Dickynson e a Verdi – per Borghi poesia e musica pari sono, giustamente – l'artista emilano ci infilza ora l'occhio e il cuore con questo corpus di pittura ancor fresco, che nasce appunto interpretando Eliot (questo il titolo della sua personale alla galleria “San Carlo” di Milano, Via Manzoni 46, catalogo con un testo critico di Luciano Carmel). E ancora una volta, Borghi torna a stupirci e a consolarci con la forza metaforica ed estetica della sua materia – colore, col suo lessico informale corposo ma mai grave, anzi alitante come se fosse davvero toccato dalla felicità della poesia, da quella grazia che trasmuta le paste alte del pigmento – un po' lombardo, un po' europeo – in similitudini della vita, la vita trasferita nel quadro con tutto il suo carico e rovello – niente escluso – di domande senza risposta, di dolore, di malinconie, di furori, ma anche di gratitudine e di elegia. Ritirato e infaticabile Borghi torna quindi a ribadire il suo lavorìo nella pittura, una baldanza che non accenna a stanchezza, con quel gesto imperioso, deciso, sempre pertinente, che alimenta – per concrezione – una struggente morfologia di segni e di testure, in una gamma serotina fatta di blu, di ori, di terre, di rosa e di viola, le note cromatiche della mestizia e della speranza, riaffermando – attraverso le vie misteriose dell'interiorità – le valenze della forma e del colore, la qualità espressiva e umana di un'opera che nel contesto odierno appare sempre più sola e solitaria.


    Domenico Montalto
    L'Avvenire -  22-05-2002

  • 2001 - Il Resto del Carlino - Marinella Paderni

     IL GENIO VERDIANO NEI COLORI DI ALFONSO BORGHI
     

     
    ...Tramutare il suono in colore, la composizione musicale in composizione pittorica, fondere insieme musica e pittura per arrivare a creare un'opera totale, una magica sinestesia per gli occhi, per le orecchie, per tutto il nostro corpo. Afonso Borghi ci è riuscito. La sua nuova mostra 'Alfonso Borghi-Giuseppe Verdi'.

    I colori della musica, allestita nella cornice della ex-chiesa di San Ludovico a Parma, celebra il genio verdiano con la creazione di un'opera nell'opera.

    Il nostro artista ha dato una forma compiuta alle emozioni che le opere di Verdi - con i suoi temi, le sue arie e il suo pathos - rendono uniche, eterne...


    Marinella Paderni
    Il Resto del Carlino -  7-11-2001

  • 2001 - Il Canto della Materia, Alfonso Borghi alla Galleria Areté - Katia Golini

    IL CANTO DELLA MATERIA, ALFONSO BORGHI ALLA GALLERIA ARETÉ
     

     
    Quando il pennello è una frusta il colore si contorce sulla tela come un corpo che soffre. Si raggrinzisce e urla di dolore e di disperazione. Poi si distende se l'artista sospende le percosse e si abbandona alla gioia della pace. C'è l'intero arcobaleno delle emozioni umane, dalle più tremende alla più soavi, nei quadri di Alfonso Borghi protagonista di una toccante mostra dal titolo 'Il canto della materia' alla galleria Areté (via Brera, 11) aperta fino al 15 giugno e assolutamente da non perdere.

    La rassegna approda a Brera dopo un grande successo di pubblico ottenuto prima a Roma, poi a Bologna (andrà quindi a Torino e Verona). Trasportato dalla poesia di Emily Dickinson, la più grande poetessa americana dell'Ottocento, Borghi si abbandona ai versi della scrittrice e crea immagini meravigliose, piene di mistero, cariche di sentimento.
    La pittura informale dell'artista originario di Reggio Emilia, ma ormai cittadino del mondo (le sue mostre hanno girato tutte le città più importanti d'Europa e degli Stati Uniti), conquista per la sua forza e la sua capacità evocativa: dove non c'è una forma definita è più facile immaginare, sognare, sentire una musica, la melodia dei versi, la magia delle immagini.

    'Leggo i poeti, ascolto la musica per non cercare nel vuoto, per seguire un tema: ed ecco ciò che ho dentro, ciò che sono prende forma e diventa colore e materia sulla tela'. Così Borghi spiega la scelta di farsi guidare dalla poesia. E così dal caos porta alla luce le emozioni più forti, i sentimenti più profondi.
    La mostra propone una trentina di tele, ognuna intitolata come una poesia o un suo verso. E, come per una inaspettata simbiosi, sembra che tela e verso non possano più vivere l'una senza l'altro.

    Borghi ormai è un maestro. Un uomo gentile e generoso, che racconta la sua vita attraverso il suo lavoro. La pittura di oggi è il frutto di una lunga esperienza fatta di studio e di sperimentazione continua. Dopo essere passato da una sorta di matrice futurista-cubista, da una simpatia per il Surrealismo e una passione per l'Espressionismo, Borghi è approdato a uno stile Informale dove però la forma riemerge prepotente e inaspettata. In una specie di misteriosa rivelazione che commuove. E tocca l'animo degli esperti, ma anche di chi, senza essere un addetto ai lavori, ama le cose belle.


    Katia Golini
    01-07-2001

  • 2001 - Gazzetta di Parma - Katia Golini

    I COLORI DELLA MUSICA NELLE OPERE DI VERDI
     

     
    Quando il pennello è una frusta il colore si contorce sulla tela come un corpo che soffre. Si raggrinzisce e urla di dolore e di disperazione. Poi si distende se l'artista sospende le percosse e si abbandona alla gioia della pace. C'è l'intero arcobaleno delle emozioni umane, dalle più tremende alla più soavi, nei quadri di Alfonso Borghi protagonista di una toccante mostra dal titolo 'Il canto della materia' alla galleria Areté (via Brera, 11) aperta fino al 15 giugno e assolutamente da non perdere.

    La rassegna approda a Brera dopo un grande successo di pubblico ottenuto prima a Roma, poi a Bologna (andrà quindi a Torino e Verona). Trasportato dalla poesia di Emily Dickinson, la più grande poetessa americana dell'Ottocento, Borghi si abbandona ai versi della scrittrice e crea immagini meravigliose, piene di mistero, cariche di sentimento.
    La pittura informale dell'artista originario di Reggio Emilia, ma ormai cittadino del mondo (le sue mostre hanno girato tutte le città più importanti d'Europa e degli Stati Uniti), conquista per la sua forza e la sua capacità evocativa: dove non c'è una forma definita è più facile immaginare, sognare, sentire una musica, la melodia dei versi, la magia delle immagini.

    'Leggo i poeti, ascolto la musica per non cercare nel vuoto, per seguire un tema: ed ecco ciò che ho dentro, ciò che sono prende forma e diventa colore e materia sulla tela'. Così Borghi spiega la scelta di farsi guidare dalla poesia. E così dal caos porta alla luce le emozioni più forti, i sentimenti più profondi.
    La mostra propone una trentina di tele, ognuna intitolata come una poesia o un suo verso. E, come per una inaspettata simbiosi, sembra che tela e verso non possano più vivere l'una senza l'altro.

    Borghi ormai è un maestro. Un uomo gentile e generoso, che racconta la sua vita attraverso il suo lavoro. La pittura di oggi è il frutto di una lunga esperienza fatta di studio e di sperimentazione continua. Dopo essere passato da una sorta di matrice futurista-cubista, da una simpatia per il Surrealismo e una passione per l'Espressionismo, Borghi è approdato a uno stile Informale dove però la forma riemerge prepotente e inaspettata. In una specie di misteriosa rivelazione che commuove. E tocca l'animo degli esperti, ma anche di chi, senza essere un addetto ai lavori, ama le cose belle.


    Katia Golini
    Gazzetta di Parma -  25-10-2001

  • 1999 - Corriere della Sera - Flaminio Gualdoni

    ALFONSO BORGHI
     

     
    ALFONSO BORGHI Emiliano, classe 1944, Alfonso Borghi è uno di quei pittori che lavorano appartati, è fedeli a un'idea che, sono convinti, è meglio approfondire che aggiornare. In questa mostra Borghi presenta una ventina di tele dell'ultimo biennio, tutte caratterizzate da un amore inossidabile per la pittura informale. Alcuni dei dipinti sono di grandi dimensioni, altri minimi. Ma tutti trattati con spatolate di colore forti e piene, irregolari, che lasciano in vista l'energia felice del gesto che le ha stese. Ne scaturisce un effetto visivo che, negli anni Cinquanta quando prese a circolare nell'arte, veniva definito “a intonaco”, per quella sua consistenza scabra e un po' sensuale. I colori sono vividi, gialli, rossi, celesti, che riverberano sulle predilette ocra e su rosa e grigi che Morandi – sì, proprio il grande bolognese che certo l'informale non lo amava – avrebbe apprezzato.
    Sembra una pittura tutta di getto, quella di Borghi. Invece nasce, e si vede, da un lavorio lento e meditato, a volte addirittura pensoso, come una trama stratificata e tesa.Affascinano, al di là dei dipinti, i titoli, tratti tutti dai grandi visionari della poesia, da William Blake (“sulle orme della luna”) a Dylan Thomas (“Nei possenti mattini della terra”). Il pittore emiliano si sente, in pittura, erede di quella genia: in tempi in cui la pittura può diventare un affare da ragionieri, ben vengano questi soprassalti romantici. (Spazio Linati)


    Flaminio Gualdoni
    Corriere della Sera -  07-04-1999

  • 1999 - Gazzetta di Reggio - Sandro Parmiggiani

    ALFONSO BORGHI, UNA NUOVA, ESALTANTE PITTURA
     

     
    ...Può succedere, nell'umana avventura, che ci si esprima abitualmente in una lingua, da molti compresa e apprezzata e che tuttavia si arrivi a sentire un misterioso richiamo: dismetterla, per usarne una nuova e diversa, pur non sapendo se si possa essere seguiti nella terra inesplorata in cui ci si inoltra. E' quello che, in fondo, è avvenuto nella pittura di Alfonso Borghi: ha abbandonato la strada di un diffuso consenso, per imboccarne una nuova.

    L'intero percorso di Borghi conserva, tuttavia, una sorta di continuità, ciò che sorprende è, semmai, il 'salto' di qualità che ha saputo compiere...

    Non si nutre, questa pittura, solo di suggestioni del passato (oltre alle esperienze italiane, l'architettura gestuale di Soulages): 'Le penseuse I' ricorda lo scavo nella materia di Leon Kossof, uno dei grandi protagonisti della 'Scuola di Londra'; certe trasparenze e sovrapposizioni dei colori riecheggiano le magistrali 'brine' iridescenti di Gerhard Richter; alcune larghe stesure sembrano alludere a Bram Bogart.

    Pittura di ferite e di cenere, di ossa e di terra, di bagliori e di apparizioni, di miraggi e di incubi, di abissi e di cieli senza fini, di angosce e di livori, di violenza e di tenerezza. Di grida soffocate, e di tempeste dell'anima, di drammi macerati e di felicità rapinose, queste opere di Borghi sembrano volersi misurare con una sorta di deflagrazione, fuori e dentro di noi.


    Sandro Parmiggiani
    Gazzetta di Reggio -  29-12-1999

  • 1992 - Gazzetta di Reggio - Jarmila Ockayova

    I COLORI PADANI ALLA CONQUISTA DI PARIGI
     

     
    ...La pittura di Borghi (esposizione all'Unesco di Parigi) è una festa, un banchetto di colori: poche tinte, toni violenti, ricca variazione cromatica che nasce diversa con ogni nuova composizione.

    Degli espressionisti è l'acutezza con cui Borghi sente il problema dell'astrazione che lo porta sempre più spesso alla scelta della pittura informale, al dissolvimento di ogni ordine grafico. La forma non è più che, per dirla con Kandiskij, 'la delimitazione di una superficie da parte di un'altra superficie'.

    Le figure che restano si assimilano allo sfondo sul quale spesso non hanno più alcun risalto. Eppure restano estremamente evocative: qui visi e profili dai pochi tratti essenziali e grandi occhi spalancati, i vaghi contorni dei corpi, sempre femminili, chiedono di essere portati fuori dalle tele.

    Hanno quindi qualcosa di surreale e insieme romantico, queste 'residue' figure di Borghi...


    Jarmila Ockayova
    Gazzetta di Reggio -  7-05-1992

  • 1991 - L'Unità - Luigi Franceschi

    IL PITTORE REGGIANO ALFONSO BORGHI ESPONE A PARIGI
     

     
    ...L'opera di Borghi può concedersi, a un occhio vigile, alle strategie dell'animo, come dinamico muoversi di un soggetto in cerca d'armonia: armonia voluta tra le pagine di una interminabile metafora colorata che è necessario ritenere effetto e causa del fare.

    Il LINGUAGGIO pittorico, frutto di una pluridecennale esperienza e gustato come territorio d'una GESTUALITA' VIGOROSA, si propone, anche, come rituale d'esistenza, eclatante luogo di rielaborazione e fonte di motivi...

    Borghi usa il segno e il colore per misteriosamente comporre, per autointerpretare il proprio modo d'esserci e crea composizioni che, pur velando la non corposa narrazione, si propongono come strategie di esistenza e ricerca di visioni in armonia con la vita e ricche di solare esuberanza.


    Luigi Franceschi
    L'Unità -  14-05-1991

  • 1988 - Reporter n. 24 - L. Bagnoli

     LA FORZA DEL COLORE
     

     
    ...Anche il visitatore più sprovveduto che si reca all'esposizione (mostra antologica nella sala delle Carrozze, ex Stalloni, a Reggio Emilia) non può fare a meno di rimanere sorpreso dalla straordinaria poliedricità di ruoli che i colori assumono nelle opere di Borghi; i colori diventano figure, particolari, sfondi, immagini surreali, allucinazioni fantastiche e, come ha scritto Riccardo Bertani:

    'questa prorompente forza di colori vince sempre la prospettiva del soggetto, qualunque sia il tema a cui l'artista voglia richiamarsi'.

    Fra le tinte fantasmagoriche si scoprono visi angosciati, maschere vuote, occhi, teste di cavalli ed altre oscure simbologie che si ripetono con frequenza quali segni distintivi dello stile inconfondibile di Borghi.

    Le sue originali e inconsuete combinazioni visive sono state definite dal critico Alfredo Gianolio:

    'immagini in bilico tra la forza sferzante propria dell'Espressionismo e le fantasiose costellazioni surreali',

    mentre Giorgio Seveso vi ha intravisto:

    'cadenze liberty di ambigua e carnosa sensibilità, silenzi di ordine metafisico, echi felpati di mistero di un certo simbolismo'...


    L.Bagnoli
    Reporter n.24 -  30-09-1988

  • 1987 - Gazzetta di Reggio

    E' SCOPPIATO IL CASO BORGHI E IL PUBBLICO ACCORRE NUMEROSO
     

     
    ...Si può ben dire che sia scoppiato il 'caso Borghi', un pittore che contraddice tutti gli schemi attuali del rapporto arte-pubblico.

    Mentre ovunque vi è aria di crisi per una sorta di incomunicabilità che persiste tra gli operatori delle arti visive e il pubblico, Borghi è riuscito a stabilire un rapporto di notevole intensità tra le sue rappresentazioni iconiche e la gente, dapprima nel territorio in cui vive e poi in un perimetro sempre più ampio, sino a raggiungere i centri culturali più importanti...

    Le opere presentate a Campegine (mostra antologia in municipio) partono dal primo periodo in cui l'attenzione era rivolta al paesaggio, interpretato con sensibilità postimpressionista e con inclinazioni morlottiane.

    Quindi la comunicazione visiva si Borghi si è sviluppata sempre nel ripristino di un rapporto con l'uomo e la società, con le tensioni e le atmosfere della 'Nuova figurazione'.

    La rappresentazione si fa sempre più serrata e concisa in linee sinuose che tendono a valorizzare la luce nell'intreccio col colore, dando una netta sensazione di dinamismo, di un'avvolgente partecipazione al flusso della vita.


    La Gazzetta di Reggio -  23-04-1987

Il tributo di Pierre Cardin

Penso che il Maestro Borghi sia uno di questi "Leaders" attualmente in pittura. Ha saputo trovare la sua personalità, la sua dimensione attraverso le forme che vediamo e che spero vi piacceranno.

Farà un grande cammino verso più grandi onori. Ringraziandolo di aver accettato di venire all'UNESCO che lo ha accolto con grande calore.

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